Roba da matti

18.02.2026 22:00

Era estate in un luogo non comune, inimmaginabile per me, dove sono andata per uscire da una depressione.La mia vita, la mia gioia,non esistevano più. Ero l'ombra di me stessa. 28 giorni sarebbe durato il soggiorno. Ci ho
messo circa una settimana per adattarmi. Pasti serviti che non mangiavo, persone dallo
sguardo perso come me. C'era una costante: un tavolo da quattro con i propri compagni di
stanza in mensa. Eravamo io, la silenziosa, l’insoddisfatto, la sporcacciona, il burlone goffo,
con la patacca d'olio che tutte le volte cadeva sulla maglietta pulita. Durante la giornata mi
trovavo a sorridere pensandoci, un sorriso che sentivo di non meritarmi, ma che
inconsciamente mi ha aiutato a rialzarmi. Con quell'uomo che si arrabbiava per la sua
distrazione e poi rideva, ci trovavamo spesso davanti al distributore del caffè. Una sera, in
uno di quei momenti, gli ero alle spalle e d'istinto, per scherzo, ho portato le dita di entrambe
le mani strisciando le unghie lungo tutta la sua schiena. Con mia sorpresa era trasalito di un
certo piacere e il suo verso mi aveva sorpreso e fatto ridere con lui, così lo ripetevo ogni
volta che lo incontravo, soprattutto quando non si accorgeva che ero in zona. La sua stanza
era di fronte alla mia e ogni sera ci davamo la buonanotte (era ovviamente proibito entrare
nelle stanze di altri ospiti). Ci trovavamo a fumare sul terrazzo e dialogare di svariati
argomenti da seri, come il motivo per cui stavamo lì, a leggeri. Gli avevo letto un libro trovato
nella libreria. Due poltroncine erano divenute uno dei nostri spazi.
Ci si obbligava ad andare a dormire che era sempre superata la mezzanotte. Parlando,
spesso diceva qualche battuta e mi piegavo sempre dal ridere e ridevamo insieme. Il bello o
brutto, era accaduto una sera dove avevo sentito arrivare una profonda angoscia che mi
aveva fatto portare la mano allo stomaco. Vedendomi, si era avvicinato e mi aveva
abbracciato senza dirmi nulla. Ho pianto singhiozzando, mi ha tenuto stretta tra le sue
braccia in silenzio, finché non mi sono calmata. L'ho ringraziato per avermi accolto, senza
giudicare le mie lacrime. Dopo ci sono stati solo sguardi e silenzi compresi da entrambi.
Giorno dopo giorno mi ha aiutato a ritrovare una parte persa di me, la gioia, la luce, la risata
VERA, il ballo. E nello stesso tempo aiutavo lui a ritrovare sé stesso e il rispetto di lui e del
suo corpo. Certo, i tutor avevano il ruolo fondamentale. Quando avevamo avuto il
permesso di uscire dalla struttura, facevamo una passeggiata fino al bar e mi dava la mano.
Un pomeriggio ero uscita da sola e esplorando il paese, ho trovato un sentiero che
conduceva a una baita. Il giorno dopo gli ho proposto di andarci insieme. Con quelle pietre
sconnesse e la salita, ci siamo trovati a camminare di nuovo mano nella mano per aiutarci.
Lui aveva una stretta morbida e ferma. Ogni passo instabile era una risata, accompagnata
da flatulenza mia, forse per la dieta che ci davano, e via a ridere. Lui era uscito il
giorno prima di me e quelle 24 ore senza lui sono state faticose, lunghe nonostante le
attività. Era come se qualcuno avesse spento un interruttore, ma ero lì innanzitutto per me.
Mi sono concentrata quindi sul gruppo, visto che prima passavo la maggior parte del tempo
con lui. Per gli altri eravamo bonariamente diventati la coppietta della struttura. Via lui, in me
però continuavo a sentire emanare quella voglia di vivere e di condivisione con gli altri anche
se mi mancava. Uscita anch'io, il giorno dopo l'ho chiamato, ho preso il treno e sono
andata a trovarlo. È stato bellissimo per entrambi e salutandolo, con naturalezza gli ho fatto
il "grattino” sulla schiena, cosa che ha molto gradito. Siamo stati un paio d'ore a parlare
raccontandoci aneddoti esilaranti tra un caffè e una birra e andando via, gli ho promesso che
sarei tornata presto. Durante il nostro secondo incontro c'è stato un momento in cui le nostre
labbra si stavano avvicinando, ma entrambi ci siamo ritratti in onore all'amicizia che era nata.
È stata questione di poco tempo. Il bacio poi è arrivato e da lì le carezze alle quali non mi
sono sottratta. La sua dolcezza, infinita. In quel poco meno di un mese, non avevo mai avuto​
verso lui pensieri erotici. Mi aveva definito una donna sensuale, erotica, semplicemente per
come parlavo, camminavo, per come mi vedeva e per una canotta scollata che avevo
indossato in un'unica occasione dove il sole caldo, dopo giornate di freddo e pioggia estiva,
aveva fatto capolino, tanto da avermi sognato una notte in quei giorni, per poi svegliarsi
bagnato. Mi ero sentita lusingata, ma non nelle condizioni di dargli peso, per cui ci avevo
scherzato su. Durante un'altra visita ero lì, di nuovo nella sua casa, davanti a lui. Mi ha
guardato a lungo negli occhi, ma stavolta mi ha preso il viso e mi ha baciato con le sue
morbide labbra. Staccati, gli ho sorriso perché sentivo che saremmo andati oltre. Ci siamo
seduti sul divano, ha iniziato ad accarezzarmi e con le sue carezze è sceso sulla spalla, sul
seno e sul corpo ancora coperto dagli abiti. Mi guardava come a chiedermi il permesso di
spogliarmi. L'ho lasciato fare, lo desideravo, ma volevo andare sul letto, più comodo. Così
nuda, abbiamo raggiunto la stanza, mi ha steso dolcemente e ha accarezzato tutto il mio
corpo, con le mani e le labbra: i capelli, la testa, il collo, i seni e il ventre, che mi ha dato un
sussulto col suo tocco. Ha sfiorato la mia gemma e continuato sulle gambe e piedi. Ho
seguito col mio sguardo il movimento lento delle sue mani. Mi sembrava che stesse
plasmando un'opera d'arte con l'argilla, adattabile, fragile, sinuosa, come nella realtà in
passato faceva. Questo pensiero mi ha eccitato tantissimo. Mi dava baci leggeri
ininterrottamente. Si è fermato sulla mia gemma, ha allargato le labbra e ha iniziato a
muovere la sua lingua in ogni direzione con molta delicatezza che quasi non la sentivo. Ma
poi l’ha tesa, l'ha inserita fin dove riusciva. Ho sussultato ancora, emesso gemiti di piacere
facendogli rincarare la dose delle sue leccate. Ho iniziato a tremare e sentendo il piacere
avvicinarsi, gli ho spinto e stretto il capo tra le cosce, e mentre muovevo il bacino, le sue
mani che stringevano i glutei, il mio orgasmo è arrivato. Sentivo ancora la mia vagina e
clitoride pulsare quando ha inserito due dita, poi il terzo e le ha mosse in dentro e fuori e le
roteava. Stringevo il cuscino tra le mani e con i denti, intanto che ne spostava uno nell'altra
“porta” anch'essa fradicia di umori e mentre l'altra mano stringeva il seno, il fuoco mi ha
avvolto fino allo spasimo del piacere.
Ho urlato, oh si, ho urlato di un nuovo piacere, ancora più ricco unito a quello di dietro. Quasi
subito è tornato con la bocca sulla gemma, leccava e succhiava i miei liquidi, restando lì un
po’, a sentire, a contemplare. Madida di sudore e spossata, mi sono sdraiata a pancia in giù
per rilassarmi un attimo. Poco dopo ho sentito passare la mano sulla schiena, sensazione
che ha riacceso la voglia. Mi ha tirato su dai fianchi e messa in ginocchio. In quel lago che
ero, è entrato in me in un istante. In principio si muoveva velocemente, dentro e fuori fino in
fondo, poi ha cambiato, rallentato con un ritmo lento, stonato, si fermava e restava,
ricominciava, metteva il dito intriso di me nella mia bocca, mi teneva per i capelli senza tirarli
e si muoveva, poi ancora come prima e ancora. Mi stava facendo impazzire e lo sentiva. Mi
sono voltata e è stato giusto il tempo di sdraiarmi su di lui, farlo entrare e sentire il calore del
suo corpo, caldo e bagnato quanto il mio, che ho goduto di nuovo un momento prima di lui.
Siamo rimasti così, sul letto a guardarci, a goderci quei momenti così come sono stati, il qui
e ora, che fino ad allora, non avevamo vissuto più. Quelle ore sono state sorprendenti,
senza giudizio, senza follia, senza aspettative… Semplicemente belle, semplicemente vita.

Tesorina